Due borracce e un contenitore nel mirino degli inquirenti al lavoro sul giallo di Pietracatella . Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita sono morte avvelenate dalla ricina. Ora è dunque necessario capire come sia stata assunta dalle due vittime. Per questo sono 70 i prodotti attenzionati: si va dai rigoriferi al freezer fino alle dispense. Ma anche preparazioni domestiche, confezioni alimentari e materiali che potrebbero conservare eventuali tracce della sostanza tossica.
Tra le ipotesi emerse quella che il veleno possa essere stato sciolto in un liquido e assunto attraverso una bevanda. Un’ipotesi investigativa nata anche per esclusione, perché il trattamento termico potrebbe alterare la sostanza negli alimenti cotti e altre modalità di esposizione, allo stato, non avrebbero trovato conferme. Ed è qui che entrano in scena le borracce. Secondo quanto emerso, all’interno di due contenitori sarebbero stati trovati residui liquidi che saranno sottoposti ad accertamenti specifici per verificare l’eventuale presenza di ricina o di elementi compatibili con il veleno.
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Intanto lunedì prossimo, a due mesi esatti di distanza dalla prima riunione, si terrà un nuovo vertice degli investigatori e degli esperti che sono al lavoro per fare luce su quanto accaduto nei giorni di Natale. Da Campobasso partiranno gli uomini della Squadra Mobile e nelle stanze del Maugeri incontreranno i nuovi consulenti nominati dalla procura, i super esperti di Berlino che lavoreranno insieme agli italiani, guidati da Carlo Locatelli .
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